All'interno della famiglia nel bosco la situazione sembra essere più serena, nonostante le lacrime seguite all'incontro con il presidente del Senato Ignazio La Russa, iniziato poco dopo le 12.30 di mercoledì e durato circa mezz'ora, a Palazzo Giustiniani. Sarà, probabilmente, anche il fatto che finalmente c'è una data per l'udienza in appello sul ricongiungimento, fissata per il 21 aprile. "Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia", ha detto Catherine Birmingham che, dopo l'incontro con La Russa, ha letto tra le lacrime una lettera in inglese insieme al marito, Nathan Trevallion.
"Abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o non abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo", ha continuato la donna. "Siamo sempre stati rispettosi delle leggi e delle regole - ha proseguito Catherine - e non abbiamo mai litigato né mai instillato nei bambini odio e sfiducia nei leader e nelle autorità giudiziarie e istituzionali attorno a noi". E poi ha aggiunto: "Abbiamo scelto l'Italia perché aveva gli stessi valori che con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l'amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto un'esistenza piena di amore e pace dove le persone si supportano".
E proprio Catherine, la mamma dei tre bambini trasferiti in una casa famiglia a novembre, sembra ora molto più aperta al dialogo con i magistrati e con gli assistenti sociali. Lei che per settimane, anzi mesi, si era messa di traverso a qualunque proposta o possibilità di dialogo con loro.
La nuova Catherine "Non voglio più litigare con nessuno, sto dicendo sì a tutte le richieste che mi fanno". Non è un'ammissione dolorosa quanto una posizione espressa col sorriso quella di Catherine. Non molto tempo fa si parlava di una crisi all'interno della coppia, con la moglie sugli scudi e il marito Nathan che intratteneva assidui dialoghi con gli assistenti sociali. Anche per questo la donna era stata allontanata dalla casa famiglia di Vasto, dove per un po' le era stato permesso di vivere nelle vicinanze dei due gemellini di 7 anni e della bimba di 8. Mentre l'uomo ha continuato, e tuttora lo fa, a incontrare l'assistente sociale, la tutrice e la curatrice dei suoi bimbi. Così come era stato lui ad aprire a una nuova casa a Palmoli, messa a disposizione della famiglia in comodato d'uso gratuito da un imprenditore, e a dire sì alle proposte su scuola e salute.
Il nuovo appartamento donato dal Comune Ora che i sì arrivano pure dalla consorte, la strada è sicuramente meno in salita. Catherine Birmingham ha accettato anche l'appartamento con impianto solare che il Comune di Palmoli ha messo a loro disposizione, pagandone anche le utenze. Si tratta dell'edificio in cui abitava il custode dello stadio locale, e ha una posizione perfetta per quelle che potrebbero essere le nuove esigenze e la nuova routine dei Trevallion-Birmingham: è situata infatti a una cinquantina di metri dalla scuola locale. Il trasferimento, se tutto andrà secondo i piani, dovrebbe avvenire intorno alla metà di aprile.
La sfida tra periti: "Bimbi vittime di sofferenza estrema" Se però il sentimento in seno alla famiglia sembra nettamente migliorato, il conflitto tra esperti di parte e servizi sociali è ancora aperto. Da una parte, il personale della casa famiglia ravvisa un adattamento dei bimbi "alla nuova situazione per l’assenza della madre affermando le loro risorse psichiche e capacità di base". Dall'altra il professor Tonino Cantelmi e la dottoressa Martina Aiello, periti di parte della famiglia anglo-australiana, sostengono la presenza di un trauma scavato dalla separazione dalla madre: "Ha costituito per i minori un evento traumatico di eccezionale intensità, inserito in un quadro di sofferenza già marcato e preesistente". E ancora, parlando dell'apparente calma dei bimbi: "Non è un segno di distacco affettivo né di miglioramento: al contrario è l’espressione di un sistema emotivo sopraffatto che tenta di difendersi riducendo al minimo i contatti che potrebbero riaprire la ferita o determinare ulteriori perdite". I tre bambini vivrebbero dunque, secondo Cantelmi e Aiello, congelati nella loro solitudine.