L'invisibile filo rosso, la  memoria degli uomini liberi
11/03/2026

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L'invisibile filo rosso, la memoria degli uomini liberi

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L'invisibile filo rosso, la memoria degli uomini liberi
di Luca Cirillo.

“Gli ideali non sono malattie mentali”: è uno dei (potenti) messaggi del film “L’invisibile filo rosso” del regista Alessandro Bencivenga, scritto con Irene Cocco: un’opera coraggiosa perché riporta a galla una storia – ai più sconosciuta – dolorosa e nascosta nel tempo (forse volutamente) che somiglia ad uno specchio rotto in tanti pezzi “pericolosi” e affilati. Bencivenga ricostruisce a mani nude, in purezza, privo di ogni paura di tagliarsi, per consentire al pubblico di specchiarsi, senza filtri, in una tremenda verità storica. Il film rifugge l’intrattenimento, non fa calcoli di botteghino: l’obiettivo è riportare al centro del dibattito la libertà di pensiero che è il fulcro di una società civile, evoluta, in equilibrio e capace di guardare lontano. Teatro della storia è l’ospedale psichiatrico di Pergine Valsugana. Tra le enormi camerate destinate ai malati di mente giunge nel 1953 Gennaro, infermiere di Ischia (interpretato da Paco de Rosa) che si imbatte in Giovanni Giulio Anesini (Massimo Bonetti), falegname perginese, socialista, rinchiuso lì da oltre vent’anni. La colpa? Le sue idee e quella “malsana e perigliosa” capacità di ricordare i momenti che hanno trasformato Benito Mussolini da militante socialista nella redazione di Cesare Battisti, in un duce senza scrupoli. Bencivenga, “troisiano estremista”, ha utilizzato un altro filo metatestuale che riporta a “Le vie del signore sono finite” di Massimo Troisi: “L’invisibile filo rosso” è come un prequel; Massimo Bonetti era co-protagonista di quella pellicola con Troisi; alcune scene nella corriera ricordano passaggi di quel film del 1987. Il lavoro di Bencivenga è scrupoloso e miscela sapientemente il linguaggio cinematografico classico-autoriale con l’istinto da documentarista che fa fatica a trattenere e che inesorabilmente affiora per incidere la storia su solide basi documentali. Le immagini, infatti - alcune attinte nei Musei di Trento - rievocano il ruolo del futuro capo del fascismo giunto in riva all’Adige più per questioni di screzi sentimentali che per attività sediziosa. Nel racconto riemerge infatti la figura di Ida Dalser (Ornella Muti), estetista di Sopramonte che fu la prima moglie di Mussolini: dalla loro unione nacque Benito Albino. La donna, che aveva anche finanziato il Popolo d’Italia di Mussolini (mise in vendita i locali del suo salone di bellezza) finì in manicomio su ordini fascisti, proprio a Pergine, per poi morire nel reparto psichiatrico di Venezia. Fu un atto di inaudita violenza.

Gennaro, l’infermiere, nonostante le raccomandazioni del direttore del manicomio e dei colleghi di non prestare ascolto alle farneticazioni di alcuni “malati”, crede ai racconti di Giovanni Anesini e così mette in pratica un piano che conduce fino al… mare, simbolo assoluto di libertà. Commovente la performance di Massimo Bonetti, attore di straordinaria esperienza, che incide nella memoria degli spettatori il dramma di Anesini con la potente espressività degli occhi, della voce e di una mimica asciutta ed essenziale che raccontano più delle parole.

Il film di Bencivenga è prodotto da SLY Production di Silvestro Marino con la coproduzione di Screen Studio ed è stato proiettato il 28 agosto dello scorso anno in prima assoluta a Venezia nello storico Palazzo del Cinema, nella Sala Pasinetti ed ora è in tante sale dove sta riscuotendo ottimi risultati: il pubblico si emoziona per la prova di Massimo Bonetti nei panni di Giovanni Anesini, l’uomo che conserva e tiene insieme i ricordi e i segreti dolorosi dell’Italia da cui prende vita il ventennio nero. Ricordare per avere consapevolezza di chi siamo e per non ricadere negli stessi errori come in un loop che annienta la mente. Ricordare per pretendere la forza del pluralismo rispettoso che non ammette l’emarginazione dell’individuo che ha “idee diverse”: questo è “L’invisibile filo rosso”. Il film vanta un cast di notevole livello: oltre ai citati Massimo Bonetti, Ornella Muti, Paco de Rosa e Lello Arena, ci sono Antonio Catania, Rosario Terranova, Gino Rivieccio, Roberto Fazioli, Carlo di Maio, Tommaso Bianco, Luisa Mariani, Alfredo Cozzolino ed il bravissimo Francesco Villa del duo Ale e Franz. Inoltre la voce narrante è di Luca Ward. La sceneggiatura, come detto, è stata scritta da Irene Cocco e Alessandro Bencivenga con la supervisione di Giacomo Scarpelli, coautore insieme a Massimo Troisi, Anna Pavignano e suo padre Furio de “Il Postino”. La colonna sonora del film è firmata dal Maestro Giovanni Block, con la partecipazione straordinaria di Nello Salza, conosciuto come il “Trombettista del cinema italiano” e già collaboratore di Piovani, Bacalov ed Ennio Morricone. Sono ancora tanti gli imperdibili appuntamenti in programma per vedere “L’invisibile filo rosso”.

Qui di seguito le date.
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