In queste settimane le piazze e le scuole di Francia sono in ebollizione. Le proteste studentesche, in particolare quelle degli alunni delle scuole superiori, stanno paralizzando le lezioni, accendendo i riflettori su un malessere profondo che cova tra i banchi d'Oltralpe.
I motivi? Spesa pubblica insufficiente, aule sovraffollate, supplenti introvabili, caldo record nelle classi, mense con porzioni sempre più scarse (in Francia spesso si fa tempo pieno fino alle 18:00 anche al liceo) e un nuovo, rigidissimo divieto sui cellulari.
Guardando le immagini che arrivano da Parigi, viene spontaneo chiedersi: come siamo messi in Italia? Avremmo anche noi i numeri e le ragioni per una mobilitazione di questa portata? La risposta, spulciando tra i dati OCSE, Eurostat e i report indipendenti, è sorprendente: su molti dei fronti che stanno infiammando la Francia, il nostro bistrattato sistema scolastico regge decisamente meglio.
E forse è anche per questo che da noi le tradizionali occupazioni autunnali tendono a sgonfiarsi rapidamente, rientrando nella normalità e costituendo la valvola di sfogo che consente di convivere con problemi strutturali come quello dell’edilizia scolastica carente o il precariato storico dei docenti. Senza però degenerare.