Secondigliano: 24mila telefonate bloccate in un giorno, parte la sfida tecnologica contro i cellulari in carcere
25/09/2026

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Secondigliano: 24mila telefonate bloccate in un giorno, parte la sfida tecnologica contro i cellulari in carcere

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Ventiquattromila tentativi di comunicazione bloccati nell'arco di appena ventiquattro ore. È un numero che, da solo, restituisce le dimensioni di un fenomeno da tempo al centro dell'attenzione dell'amministrazione penitenziaria e delle forze dell'ordine: l'utilizzo illecito dei telefoni cellulari all'interno delle carceri.

Il dato arriva dal carcere di Secondigliano, a Napoli, dove è entrato in funzione un nuovo sistema tecnologico progettato per impedire le comunicazioni mobili non autorizzate dall'interno dell'istituto.

Secondo quanto riportato dall'ANSA, nelle prime ventiquattro ore di attività sarebbero stati bloccati circa 24mila tentativi di comunicazione. Un risultato che rende immediatamente evidente quanto il contrasto all'introduzione e all'utilizzo dei cellulari negli istituti penitenziari sia diventato una questione non soltanto di controllo fisico, ma anche tecnologico.

Negli ultimi anni il problema dei telefoni introdotti clandestinamente nelle carceri italiane ha assunto infatti una rilevanza crescente. Le dimensioni sempre più ridotte degli apparecchi e la disponibilità di dispositivi facilmente occultabili hanno reso più difficile affidare il contrasto esclusivamente ai controlli tradizionali.

Un cellulare utilizzato illegalmente da un detenuto può consentire di mantenere contatti non autorizzati con l'esterno, aggirando i sistemi di controllo previsti dall'ordinamento penitenziario. Da qui la ricerca di strumenti capaci di intervenire direttamente sulle comunicazioni.

La tecnologia sperimentata a Secondigliano punta proprio a questo obiettivo. La vera complessità di sistemi del genere consiste nel riuscire a impedire le comunicazioni abusive senza compromettere quelle legittime presenti nelle aree circostanti e senza interferire con i collegamenti necessari al funzionamento della struttura.

Il carcere napoletano diventa così un importante banco di prova nazionale.

Il dato delle prime ventiquattro ore, tuttavia, dovrà essere valutato nel tempo. Sarà necessario capire quanto il sistema sia efficace nel lungo periodo, se sia possibile aggirarlo attraverso tecnologie differenti e quali risultati possa produrre sul piano della sicurezza.

C'è poi un altro elemento da non trascurare: la tecnologia può rappresentare uno strumento importante, ma non può sostituire il lavoro quotidiano della Polizia Penitenziaria e del personale che opera negli istituti.

La questione dei cellulari illegali è infatti soltanto uno dei problemi di un sistema penitenziario che deve contemporaneamente garantire sicurezza, rispetto delle regole e funzione rieducativa della pena.

L'esperimento di Secondigliano merita quindi attenzione soprattutto per una ragione: dimostra come anche all'interno delle carceri la sicurezza stia diventando sempre più una sfida tecnologica.

E quei 24mila tentativi registrati in un solo giorno raccontano quanto questa sfida sia tutt'altro che marginale.

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