Tre persone sono state fermate e portate in carcere - e un'altra è indagata a piede libero - con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso in relazione all'allontanamento delle due sorelle dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena (L'Aquila), avvenuto nella notte tra il 6 e 7 giugno. Le due ragazzine sono state ritrovate a Formia nella serata di domenica 21 giugno.
I provvedimenti hanno riguardato la madre delle giovani, Valentina D'Acunto, il compagno della donna, Vincenzo Esposito e il padre della D'Acunto, nonno delle ragazze, Marco D'Acunto. La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze si trovano invece in quello di Sulmona. Risulta invece indagata a piede libero una zia della madre delle ragazze, che le avrebbe ospitate per diversi giorni nella sua casa di Formia, in provincia di Latina.
La svolta nelle indagini sul ritrovamento delle due sorelline è arrivata da "una videochiamata della mamma nei confronti di un numero di telefono che era attenzionato, intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa" ha spiegato il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D'Angelo, nel corso della conferenza stampa convocata dopo il ritrovamento delle due sorelle. "Tra i tanti difetti della mamma - ha aggiunto - c'era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie".
Gli investigatori sono così riusciti a risalire alla posizione delle due sorelle ed è scattato il blitz nella casa della parente della madre. Le due ragazze sono state trovate in buone condizioni di salute e nelle prossime ore saranno trasferite in una nuova struttura protetta nel Lazio. Tante le persone che si sono ritrovate nell'area attorno al condominio dove si trovavano le due giovani, nel quartiere popolare di Rio Fresco. All'uscita delle ragazze, le persone si sono lasciate andare a un lungo e commosso applauso.
"Provo dentro di me il dolore del colloquio che ho avuto con loro perché sono stato la seconda, terza persona che ha parlato con loro dopo le due carabiniere. Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora" ha aggiunto il procuratore. D'Angelo ha proseguito: "Le ragazzine segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv".
Secondo quanto si apprende, le ragazze - una volta prelevate dall'abitazione della zia della madre a Formia - avrebbero manifestato la volontà di riunirsi alla madre: "Vogliamo stare con la mamma". Soprattutto la più piccola delle due sarebbe stata restia a seguire i militari, che le avevano invitate a uscire con loro dalla casa. Solo l'arrivo di un'assistente sociale avrebbe convinto le due ragazzine a lasciare l'abitazione.
"Mi hanno messo in mezzo, sono sola e mi hanno fregato. Io volevo solo aiutare, volevo che le bambine stessero bene e che tornassero con la mamma", ha detto la zia della madre al Messaggero. "Il nonno e il compagno della mamma me le hanno portate alle 4 del mattino, ma già dal giorno prima mi avevano detto che sarebbero arrivate. Non sapevo quanto sarebbero restate, mesi forse per quanto cibo mi hanno portato. Loro stavano tutto in giorno chiuse in camera, uscivano solo a mezzogiorno per fare pranzo".
Ha poi aggiunto: "Io l’ho fatto per le bambine. A me quell’uomo (il padre, ndr) non piaceva, non volevo che stessero con lui. L’ho fatto perché sono parenti di mio marito: se fosse stato vivo lo avrebbe fatto anche lui. Io quelle bambine non le avevo mai viste prima. Andava bene anche stare ai domiciliari, io avrei rischiato per loro. Speravo solo che non ci fossero conseguenze".
Alla notizia del ritrovamento il padre di Sarah e Alisya, Stefano Di Giacinto, come riferisce il referente per l'Abruzzo dell'associazione Penelope "ha avuto un crollo dovuto alla forte emozione" ed è stato portato in ospedale. Su Facebook ha scritto: "Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia preoccupazione ma mai ho pensato in negativo. Si inizia una nuova vita, si riparte da zero". "Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai - scrive -. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c'è. Vi amo".
Il legale della madre delle due ragazze, come riportato da Il Messaggero, nella giornata di domenica 21 giugno aveva riferito: "Valentina pensa che le ragazze non ci siano più. Che sono morte. Dice: è impossibile che, se fossero vive, non abbiano trovato il modo di tornare da me"