Verona, "uccise la moglie con l'insulina": infermiere arrestato dopo due anni
29/10/2026

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Verona, "uccise la moglie con l'insulina": infermiere arrestato dopo due anni

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Un uomo di 35 anni, Nadir Rossi, è stato arrestato a Verona con l'accusa di aver ucciso la moglie somministrandole dell'insulina. Secondo quanto ricostruito l'uomo, di professione infermiere come la donna, le avrebbe somministrato, prima a casa e poi presso l'ospedale dove era stata ricoverata, dell'insulina provocandole una crisi ipoglicemica. A causa dell'ormone peptidico ricevuto per via endovenosa - in assenza di scopi terapeutici - la 32enne Jessica Dalla Chiara è morta. Il marito ha poi incassato l'indennizzo per la morte della donna che, soltanto due anni prima, aveva stipulato una polizza sulla vita. Il femminicidio risale al 24 giugno del 2024. 

Dopo la morte della moglie Nadir Rossi si era mostrato disperato. "Sapeva che il peggio sarebbe potuto accadere", aveva raccontato l'uomo facendo riferimento all'ultima volta in cui era stata dimessa dall'ospedale dopo aver superato una crisi ipoglicemica. "Mi ha detto 'tieni, ho scritto le mie memorie'. Credevo fosse ironica, invece no... Al primo punto dei desideri lasciati da mia moglie, c'è nostra figlia Aurora. Jessica mi ha raccomandato di vivere per lei, il frutto del nostro amore, ed è quello che d'ora in poi farò e che in questo devastante momento mi sta dando la forza per andare avanti senza di lei, il mio unico grande amore". Oggi a distanza di due anni e dopo l'arresto dell'uomo, le sue parole assumono un altro significato. 

Rossi era dipendente dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Verona, dalla quale era stato licenziato lo scorso anno. Secondo quanto si è appreso, il provvedimento non sarebbe stato legato all'indagine per omicidio, ma a una procedura interna di carattere disciplinare. L'uomo non ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale del Lavoro. Come reso noto dalla Questura di Verona, nel novembre 2025 Rossi aveva tentato il suicidio all'interno dello spogliatoio maschile del Pronto soccorso di Borgo Roma. L'infermiere si era appropriato di cinque fiale di un farmaco a base di fentanyl e di dieci fiale di morfina dalla cassaforte del reparto, di cui aveva la custodia. I colleghi lo avevano poi trovato privo di sensi, con un ago-cannula nel braccio. 

L'uomo, oltre che di omicidio, è accusato anche di tentato omicidio aggravato, distruzione e soppressione di cadavere mediante fraudolenta cremazione, truffa assicurativa e peculato continuato di farmaci. L'indagine ha tratto origine da una duplice segnalazione: la prima nel luglio del 2024, direttamente dall'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, che dopo l'autopsia sulla donna aveva accertato che i numerosi episodi di ipoglicemia che l'avevano colpita non erano riconducibili a cause naturali, ma erano stati provocati da somministrazioni non terapeutiche di insulina dall'esterno. Il secondo impulso alle indagini è scaturito dalle dichiarazioni dei genitori della vittima, i quali avevano fin da subito espresso profondi e fondati dubbi sulle reali cause del decesso della figlia e sulla frettolosa gestione del corpo da parte del genero, che lo aveva subito fatto cremare.

Tra gli elementi che hanno portato alla richiesta di arresto ci sono anche ricerche mirate su ipoglicemia, l'uso e l'overdose da insulina fatte con lo smartphone. Dalla cronologia delle ricerche internet effettuate dall'indagato gli investigatori hanno accertato che effettuava ricerche mirate sui sintomi dell'ipoglicemia grave, sulla diagnosi differenziale dell'iperinsulinismo e sulle metodiche tossicologiche forensi per il rilevamento di overdose da insulina già a partire dall'aprile 2024, cioè diverse settimane prima che la moglie manifestasse i malesseri; un elemento questo che contribuirebbe a sostenere l'ipotesi della premeditazione del delitto.

A pochi giorni dalla morte della donna, la cronologia del browser ha registrato la visualizzazione di un saggio di medicina legale dal titolo "The Angels of Death. L'ipoglicemia come strumento di morte", incentrato su omicidi commessi da personale sanitario attraverso l'uso di farmaci ipoglicemizzanti. Un primo tentativo da parte del marito si sarebbe verificato nella notte del 22 maggio 2024, quando la donna venne colpita in casa da un arresto cardio-circolatorio causato da un'iniezione di insulina che le ridusse il tasso glicemico sotto il valore critico, portandola in coma farmacologico da cui si salvò solo grazie al tempestivo intervento del 118.

Durante il ricovero durato un mese all'ospedale di Borgo Trento, Rossi, sfruttando la propria qualifica professionale per accedere indisturbato al reparto anche al di fuori degli orari di visita consentiti, avrebbe somministrato altre dosi letali di insulina attraverso i cateteri venosi a cui la donna era collegata, provocando altre tre crisi ipoglicemiche. La morte arrivò il 24 giugno 2024, a tre giorni dalle dimissioni della vittima dall'ospedale, quando il marito le avrebbe somministrato l'ultima flebo fatale di insulina a casa loro, a Bussolengo.

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